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La
tradizione attribuisce la fondazione di un nucleo urbano
vero e proprio (Celenna) all'eroe omerico Diomede. L'abitato
venne distrutto dai romani nel 275 a.C. a seguito della
sconfitta di Pirro, di cui era alleata, e si tramanda
storicamente che sui suoi resti venne cosparso di sale per
ordine del Console Manlio Curio Dentato. La popolazione,
dispersasi, si radunò sulla collina che tutt'ora è sede
della città e rifondò il centro abitato col nome di Celentia
ad Valvam.
Nel periodo bizantino il nome venne modificato in Celentia
in Capitanata.
Fino all'avvento della Repubblica Partenopea, alla guida di
Celenza Valfortore si alternarono diversi feudatari tra i
quali si distinsero per un notevole arco di tempo gli
esponenti della nobile famiglia pisana dei Gambacorta (XV e
XVI secolo). Nel XVI secolo venne cambiato nuovamente il
nome in Celenza valle Fortore e si adottò la dea Cerere come
simbolo cittadino, simbolo che si ritrova tuttora nel
gonfalone della città. |