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Sebbene un imponente castello domini l'abitato e lasci
pensare alla nascita del paese in epoca medievale, Deliceto
non ha origini recenti ma antiche, risalenti con molta
probabilità alla protostoria, età che vide riversarsi nella
Penisola una molteplicità di gente da regioni indoeuropee.
Suo embrione, in effetti, dovrebbe essere il rione "Pesco",
fatto di grotte, scavate nel frontone dello sperone Elceto
da popolazioni osco-italiche, e suo insediarnento di base un
accampamento permanente costruito dai Romani, luogo in cui
oggi si trova il rione "Piazza alta", per controllare gli
indigeni che mal sopportavano il loro dominio. Il castro,
nato in una zona dove vegetava l'elce venne detto "Elceto "
da cui poi derivò il nome "Deliceto ".
In età imperiale Deliceto si contenne nella sua crescita per
via della posizione geografica del sito che non favoriva i
contatti con le grandi arterie stradali della Daunia. Si
fortificò, più che ampliarsi, sotto i Longobardi, quando fu
elevata a vedetta subappenninica del Ducato di Benevento.
Ebbe, allora, nella seconda metà del IX secolo, il castello,
costruito per l'arroccamento della popolazione durante le
incursioni dei Saraceni .
Nel XII secolo, quando i Normanni fecero dell'Italia
meridionale una monarchia nazionale a regime, divenne
suffeudo prima della contea di Loretello e poi di altre.
Uguale sorte sotto gli Svevi e gli Angioini.
Si evolse in marchesato nel 1463 con Ferdinando I d'Aragona
il quale, bisognoso di un partito in sua difesa nella
Capitanata, filoangioina, la elevò a quel i concesse al
genero Antonio Piccolomini, a l'altro, di papa Pio II, al
secolo Enea Silvio Piccolomini. Il marchese si stabilì a
Deliceto con una colonia di Albanesi. Ciò determinò
l'ampliamento dell'abitato a occidente, in un agro detto
Nacque il rione "Piazza bassa" (odierna Annunziata ), che
nella sua trama a scacchiera riprodusse il modello del
nucleo originario.
La corte marchesale ebbe sede lungo l'asse viario principale
("corso Margherita") e comprese i palazzi Piccolomini (oggi
D'Ambrosio) e Apotrino (oggi De Maio); la chiesa del
Purgatorio (oggi di "Sant'Anna e Morti") e l'Abbazia di san
Nicola (odierna chiesa dell'Annuziata). La colonia albanese
si stabilì a settentrione della corte in blocchi di case
monovane, separate da digradanti stradine.
Il popolo delicetano si sentì sommamente onorato di avere
alla sua guida il nipote del Sommo Pontefice Papa Pio II, e
chiamò la sua dimora "Palazzo del Papa". Sotto i Piccolomini,
nel XV secolo, sorse il convento di "Santa Maria della
Consolazione", in località "Valle in Vincoli" su richiesta
del monaco agostiniano Felice da Corsano.
Il feudo di Deliceto, pur restando sempre un bene di natura
demaniale, passò dai Piccolomini ai Bartirotti e da questi
ai Miroballo, casate imparentate tra loro. Ai Bartirotti si
deve la costruzione del sontuoso palazzo sito al numero
civico 39 di corso Margherita (odierno palazzo Maffei).
Ultimo marchese di Deliceto fu Cesare Miroballo, che morì
senza eredi nel 1790. Con la sua scomparsa il castello e le
terre ad esso annesse passarono al Fisco e Deliceto divenne
"Città Regia".
Ai Moti insurrezionali del 1820-21 alcuni Delicetani
parteciparono con ardore, convinti della necessità di dare
al Regno delle Due Sicilie una monarchia costituzionale; a
quelli del '48 buona parte del popolo insorse per reclamare
i propri diritti alla spartizione delle terre feudali ed
ecclesiastiche.
Dopo l'Unità d'Italia, con il dilagare del brigantaggio nel
Mezzogiorno, le campagne delicetane vennero spesso assalite
da bande malavitose e fatte oggetto di saccheggi, incendi,
furti e sequestri di persona. L'acceso nazionalismo del
primo Novecento rese orgogliosi i giovani delicetani di
partecipare alla Prima Guerra Mondiale e di combattere per
l'annessione di Trento e Trieste sottomesse all'Austria.
Meno sentito fu l'intervento alla Seconda Guerra Mondiale
della quale non si con- dividevano le finalità.
Oggi Deliceto è uno dei paesi più attivi del Subappennino
meridionale, grazie alla naturale intraprendenza dei suoi
cittadini, che non si fermano di fronte agli ostacoli e si
adoperano ingegnosamente nella ricerca di lavori decorosi. |