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Adagiata
sulla collina che da Ascoli Satriano scende fino al
Tavoliere, Stornarella è immersa nelle distese di grano duro
che nei mesi di mietitura fanno da corona dorata al suo
abitato. La sua storia, la sua cultura, gli usi, le
consuetudini, hanno alla base la civiltà contadina fin
dall’epoca neolitica (nelle vicinanze in zona Lagnano da
Piede, esiste un sito neolitico di notevole importanza). Il
territorio, che raggiunge una superficie di Ha 3388, ha
un’altimetria di circa 154 mt. Il nome di Stornarella
compare per la prima volta nei primi anni del 1600,
allorquando i Gesuiti del Romano Collegio della Compagnia di
Gesù, presero possesso e si insediarono in questo Feudo,
stabilendo una residenza rurale che negli archivi, venne
denominata “Residentia Asturnariensis”. Alla fine del 1767 i
Gesuiti, già cacciati dal Portogallo e dalla Spagna, furono
espulsi dal Regno di Napoli e i loro beni, tra cui le
quattro masserie di Orta, Ordona, Stornara e Stornarella,
furono devolute a iniziative laiche per la pubblica
istruzione. Ma nel 1774 si volle tentare un esperimento di
colonizzazione agricola con le terre dei Gesuiti di Orta e
sorsero i cinque dipartimenti (alle quattro si aggiunse
Carapelle.) con l’insediamento di 410 coloni provenienti da
vari luoghi. A Stornarella ne furono assegnati 73. Nascono i
“Cinque Reali Siti”. L’interesse del Re, Giuseppe Bonaparte
per i Cinque Reali Siti, dopo il suo insediamento il 14
febbraio 1806, fece capire che due colonie sarebbero state
elevate a rango di Università (Comune). Il 17giugno 1806,
Stornarella avanzava la sua candidatura. La lotta fu
coronata dal successo solo in un secondo momento, dopo
un’altra censuazione. Ufficialmente l’Università (Comune) di
Stornarella inizia la sua vita il 1° maggio 1808. Sin
dall’antichità, la vicenda storica del Tavoliere e di
Stornarella è stata legata alla transumanza delle pecore che
venivano a svernare in Puglia da Molise, Abruzzo e Sannio,
attraverso strade armentizie dette Tratturi. Questo fenomeno
caratteristico risale ai tempi dei Romani. I proprietari dei
greggi prendevano in fitto dai padroni dei fondi il pascolo
invernale e pagavano anche un’imposta allo Stato come
pedaggio per il passaggio degli animali. Nel 1443, il re
aragonese Afonso I, volendo riformare questa antichissima
usanza, istituì la Dogana delle pecore, che aveva sede in
Foggia. Attualmente, cuore della cittadina e luogo storico
di incontro quotidiano, è Piazza Umberto I dove sorge anche
l’ex palazzo del Municipio, sovrastato dalla Torre con
l’orologio. Interessanti le vicissitudini della Torre,
trasformata un po’ alla volta nel palazzo ora sede della
Biblioteca comunale e della Polizia Municipale. Anticamente
era una costruzione di tre piani e il 1° maggio del 1808 nei
suoi locali avvenne la prima riunione dei dieci Decurioni
della nuova Università (Comune), (6 per Stornarella e 4 per
Stornara). Situata in Largo Duomo, si trova la Chiesa
dedicata a Maria SS. Della Stella, una piccola cappella
realizzata dai Gesuiti del Collegio romano, risalente al
1600. Dopo la loro cacciata, la chiesa divenne Parrocchia e
nel 1774 fu assegnata alla diocesi di Ascoli Satriano. Tra
gli anni 1826-1836 furono necessari lavori di ampliamento
con l’aggiunta di due navate laterali, terminanti poi con
due cappelle dedicate alla Madonna della Stella e a San
Francesco di Paola, e la cupola centrale. Oggi la chiesa si
presenta ai fedeli e ai visitatori in tutto il suo splendore
grazie ai lavori di restauro terminati alla fine del 2000.
Testimonianza di grande rilievo della presenza dei Gesuiti a
Stornarella è il quadro su tela collocato nell’abside della
chiesa, che rappresenta una riproduzione dell’icona,
raffigurante la Madonna con il Bambino, situata nella
Cappella Borghese di S. Maria Maggiore in Roma. Esso è opera
del pittore Antonio Marotta, ed è datato 1614. Il quadro si
presenta arricchito di altre figure. Sopra la Madonna vi è
l’Eterno Padre circondato da una schiera di Santi e Angeli.
Ai piedi della Vergine figurano i due grandi Santi della
Compagnia dei Gesuiti: il fondatore S. Ignazio di Loyola e
l’apostolo delle Indie, S. Francesco Saverio. Poco più sotto
altri due Gesuiti che morirono giovani studenti senza
arrivare al sacerdozio: Luigi Gonzaga e Stanislao Kosta. Non
hanno sul capo l’aureola perché quando l’artista dipinse il
quadro, non ancora erano stati canonizzati. Tanti sono gli
altari collocati nelle navate laterali: quello di S. Michele
fu costruito a spese del popolo nel 1862, la statua scolpita
in legno venne portata da Monte Sant’Angelo. Gli altari di
S. Antonio, la Madonna del Carmine, e quelli di S. Francesco
di Paola e della Madonna della Stella venivano dal 1855,
affidati alle cure dei rispettivi devoti. Proseguendo per
Corso Vittorio Emanuele III, di fianco alla sede del
Municipio, è situato il Monumento ai Caduti, con il Parco
della Rimembranza. L’opera in marmo, è stata realizzata
dall’ing. Giulio Nordico di Verona ed inaugurata nel 1927.
Sulla parte del basamento laterale sono incisi i nomi dei
caduti della Prima e Seconda guerra Mondiale. Gli alberi
piantati, ricordano i caduti della Grande Guerra. Per il
divertimento dei bambini è stato realizzato un parco giochi
in Via Stornara e la villa comunale, dedicata a Papa
Giovanni Paolo II. In Via Ascoli Satriano, vi è una piazza
dedicata a San Pio
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