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Secondo la
leggenda rinascimentale, la città di San Severo fu fondata
dall'eroe greco Diomede col nome di Castrum Drionis (Casteldrione).
Diomede avrebbe edificato due templi, uno dedicato a
Calcante, l'altro a Podalirio. Casteldrione, ad ogni modo,
sarebbe rimasta pagana fino al 536, quando san Lorenzo
Maiorano, vescovo di Siponto celebre per le prodigiose
apparizioni dell'arcangelo Michele nel Sacro Speco del
Gargano, avrebbe imposto all'abitato il nome di un
fantomatico governatore Severo, da lui convertito al
cristianesimo.
San Severo sorge nell'antica Daunia, e nell'agro della città
sono state rinvenute tracce di vari insediamenti neolitici.
In età medievale l'area non risulta interessata da
insediamenti stabili e definibili. Tra l'età longobarda e
quella bizantina s'irradiò dal monastero di Cassino il
monachesimo benedettino, e con esso il culto del santo
apostolo del Norico Severino, abate del V secolo, precursore
di san Benedetto. Sul probabile itinerario della Via Sacra
Langobardorum sorse dunque una primitiva chiesetta dedicata
a san Severino, presso cui si formò intorno al Mille, grazie
al continuo afflusso di pellegrini diretti al Sacro Speco di
Monte Sant'Angelo e agli spostamenti di uomini e merci per
fini di mercatura, l'odierna città, originariamente chiamata
Castellum Sancti Severini.
L'agglomerato, sviluppatosi rapidamente grazie alla
posizione favorevole ai commerci, assunse ben presto una
notevole importanza, e fu sede di mercanti veneti,
fiorentini, saraceni ed ebrei. Dapprima soggetta agli abati
benedettini del monastero di San Pietro di Terra Maggiore (e
nel 1116 l'abate Adenulfo vi dettò la famosa Charta
Libertatis), nel 1230 si ribellò all'imperatore Federico II
che, dopo averla punita con l'abbattimento delle mura, la
cedette ai Templari. Fu poi dichiarata città regia, ed
ospitò diversi monarchi, tra cui Giovanna I e Ferrante
d'Aragona.
Nel XVI secolo fu sede del Governatore della provincia di
Capitanata e Molise, regione di cui era capoluogo, e del
tribunale della Regia Udienza. Nel 1534 vi fece visita
l'imperatore Carlo V, che in tale occasione istituì il
Consiglio dei Quaranta, espressione delle potenti famiglie
reggimentarie. In questo periodo la città batté moneta
propria, il suo rarissimo tornese. Qualche anno prima, nel
1528, era avvenuto un grande prodigio: quando a sorpresa,
nel cuore della notte, l'esercito spagnolo aveva dato
l'assalto a San Severo, con l'intenzione di espugnarla e
metterla a saccheggio, il glorioso santo patrono, l'abate
Severino, apparve a cavallo sulle mura della città, in abiti
guerreschi, con una bandiera rossa nella mano sinistra e una
spada nella destra, e, seguito da terribili schiere celesti,
mise in fuga l'atterrito offensore, salvando San Severo da
irreparabile rovina. La città professò al potente protettore
la propria eterna gratitudine e lo proclamò solennemente
Defensor Patriae, scelse a proprio stemma la figura del
santo così come era apparso ai soldati spagnoli e fece voto
di donare ogni anno a san Severino, in occasione della sua
festa (8 gennaio), cento libbre di cera.
Nel 1557 avvenne il miracolo della Pietà: gruppi di
pellegrini erano soliti dimorare in uno degli xenodochi
cittadini, quello - allora in abbandono - sito nel largo del
Mercato e dedicato alla Madonna della Pietà. Alcuni di
questi pellegrini giocavano d'azzardo, ed uno, perduto ai
dadi tutto quel che aveva, con rabbia si rivolse
all'immagine della Vergine dipinta sopra una parete dello
xenodochio, accoltellandone la gota sinistra: immediatamente
lo sfregio prese a sanguinare. In seguito al prodigio fu
edificata la chiesa della Pietà, successivamente ampliata
dalla ricca e prestigiosa confraternita della Morte.
Nel 1579, all'apice del suo prestigio ma anche in avanzata
decadenza economica, la città fu venduta al duca Gian
Francesco di Sangro, che ottenne per i suoi eredi il titolo
di principi di Sansevero. Fu l'inizio del declino,
nonostante nel 1580 la città fosse stata promossa sede
vescovile da Gregorio XIII: il 30 luglio del 1627 un
catastrofico terremoto la rase al suolo quasi completamente.
La ricostruzione fu lenta, ma nel Settecento, ritornata al
centro di interessi commerciali e soprattutto agricoli, San
Severo rifiorì in spirito barocco, e vide sorgere sfarzose
costruzioni, tra cui numerosi palazzi nobiliari e borghesi,
i monumentali monasteri dei celestini, dei francescani e
delle benedettine, e diverse chiese, parrocchiali e
confraternali. Intanto, ai primi del secolo, la curia aveva
affiancato a san Severino, con pari dignità, un nuovo
protettore, san Severo vescovo.
La fiorente età barocca ha traumatica fine col saccheggio
operato dai francesi nel 1799, quando l'esercito
repubblicano represse nel sangue una violenta rivolta
reazionaria contro i giacobini; questi erano stati trucidati
dalla folla inferocita che, fraintendendo la volontà
egalitaria dei giovani concittadini rivoluzionari, aveva
abbattuto l'albero della libertà. Fu l'inizio simbolico di
un nuovo corso politico e civile che portò alla definitiva
trasformazione dell'economia e della società cittadine. Nel
1811 la città divenne sede di Sottoprefettura, mentre nel
1819 s'inaugurò il Teatro Comunale "Real Borbone", il più
antico di Puglia, con ricca sala all'italiana ricavata
nell'antico palazzo del governo, essendosi trasferiti nel
1813 gli uffici nel soppresso monastero celestino. Nel 1854
fu inaugurata la grande Villa Comunale, presso il convento
dei cappuccini, e nel 1858 fu istituita la Biblioteca
Ferdinandea, oggi intitolata al grande stampatore
sanseverese Alessandro Minuziano. L'anno prima era stata
eletta patrona aeque principalis, con san Severino e san
Severo, la Madonna del Soccorso. Nel 1864 iniziarono a
funzionare il Real Ginnasio e le Scuole Tecniche, e nel 1866
l'Asilo Infantile. Poco dopo, la passione per la musica
portò alla fondazione di due gloriose bande, la Bianca nel
'79 e la Rossa nell'83: entrambe vinsero numerosi e
prestigiosi riconoscimenti internazionali.
Nel Novecento la città acquista sempre più una fisionomia
moderna: tra l'altro, nel '15 apre il nuovo Ospedale Civile,
nel '23 è inaugurato, alla presenza dell'erede al trono
d'Italia Umberto di Savoia, il grandioso edificio scolastico
"Principe di Piemonte", e nel '37 inizia la sua attività il
nuovo Teatro Comunale, tra i più grandi della Penisola,
progettato dall'accademico d'Italia Cesare Bazzani e
decorato dall'artista Luigi Schingo; la monumentale
struttura è oggi intitolata a Giuseppe Verdi. Nella seconda
metà del secolo, in un clima culturale ricco di fermenti,
vivono a San Severo personalità come lo scrittore Nino
Casiglio e il geniale fumettista Andrea Pazienza.
I testi sono a cura di Antonietta Barletta, Emanuele
D'Angelo, Giuseppe dell'Oglio.
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